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Le autrici EWWA: intervista a Sabrina Grementieri

Il fascino delle interviste è che ogni volta vieni messo di fronte a sfaccettature differenti di te stesso. A seconda di come ti guarda chi ti intervista, di quello che ha letto nei tuoi scritti, come interpreta le tue affermazioni e le tue reazioni, vieni a conoscenza di qualcosa di nuovo. E se non proprio nuovo, perché fa pur sempre parte di te, è magari qualcosa al quale tu non avevi dato troppo peso. A volte capita addirittura di scoprire che quello che pensavi di esprimere viene del tutto travisato. O interpretato diversamente. Trovo tutto ciò molto istruttivo. Ho un carattere molto irruente, ma mi piace imparare, capire, migliorare. E la strada delle interviste è uno strumento davvero utile. Grazie Linda Bertasi!

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Ciao Sabrina, benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.

Ciao Linda e grazie dell’accoglienza. Partiamo subito con un inizio che, lo confesso con sincerità, mi mette sempre un po’ in difficoltà. Che dire di me? Non ho vissuto una vita avventurosa, né posso raccontare di un passato struggente. Sono una quarantenne che lavora, che sogna, un tantino troppo irrequieta, con due bambini splendidi e sfiancanti, un marito insostituibile e due cani scava buche. Sono nata e vissuta a Imola, anche se ogni momento libero lo sfrutto per viaggiare. Amo leggere, scrivere, fare sport, uscire con gli amici e guidare. E adoro emozionarmi, scoprire e imparare. Dici che qualche indizio l’ho dato?
Il diploma in Lingue e la laurea in Scienze Politiche con indirizzo internazionale. Nel 1994 hai anche studiato a Lipsia e preparato la tesi a Weimar, nel campo di concentramento di Buchenwald. Cosa ricordi di questa esperienza?

È stata una delle esperienze più belle e indimenticabili della mia vita. Prima i dieci mesi a Lipsia mi hanno aiutato a crescere, rendermi indipendente, non temere le sfide. Ho conosciuto persone davvero uniche, alcune delle quali sono ancora tra i miei pochi carissimi amici.
Il lavoro fatto a Weimar per preparare la tesi sul campo di concentramento è stato duro ma gratificante. Ho sempre nutrito un grande interesse per il tema dell’Olocausto, già durante gli anni del liceo avevo letto molte opere di sopravvissuti. Uno dei miei preferiti era Primo Levi, e la notizia del suo suicidio molti anni dopo la fine della guerra ricordo mi colpì come se fosse stata una persona a me vicina.
Quando si è accesa in te la scintilla della scrittura?
Ho iniziato a scrivere verso i dodici anni. Ero una ragazzina molto curiosa e sognatrice, e mi piaceva scrivere storie in cui immergermi e allontanarmi da una realtà che sentivo un po’ stretta. Non ho mai pensato di renderle pubbliche, tanto che le custodivo come diari segreti. Una decina di anni fa ho iniziato a pensare che forse avrei potuto provare a pubblicare una delle mie creature, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo. E così continuavo a riempire agende e armadi di storie.
Non so spiegare quale è stata la molla che mi ha fatto decidere a spedire l’ultimo romanzo. Forse un ormone impazzito durante la mia seconda gravidanza! Ad ogni modo sono passati quasi tre anni e devo ringraziare di cuore quell’ormone che mi ha permesso di pubblicare tre romanzi e tre racconti!
Nel 2012 esordisci con il romanzo ”Una seconda occasione”. Daccene un assaggio.
È la storia di Greta, una ragazza con un passato doloroso, difficili rapporti familiari e due lavori che le servono per pagare i debiti e per realizzare il suo grande sogno: aprire un centro di ippoterapia. Il protagonista è un uomo molto più grande di lei, Ian, in fuga dalla sua vita nel tentativo di costruirsene una nuova. L’incontro tra i due avviene in Toscana, tra pinete profumate e mare cristallino. E naturalmente i cavalli. In questo anno partecipi anche al concorso ‘Salento in Love’ con il racconto “Il Principe del Mare” che si qualifica tra i finalisti. Parlacene.

Il mio primo tentativo di scrivere un racconto storico. Mi è piaciuto moltissimo, soprattutto la parte di ricerca. Ho scoperto che mi piace più adesso studiare storia di quanto mi piacesse a scuola. È stato il primo, e al momento unico, concorso al quale ho partecipato ed è stata una grande soddisfazione!
Nel 2013 esce “Noccioli di ciliegie”. Di cosa si tratta?
Come il primo romanzo anche “Noccioli di Ciliegie” è ambientato in Italia. Il nostro paese offre davvero una vasta scelta di luoghi da sogno, e questa volta ci troviamo in Tirolo. Clarissa e Jason sono persone comuni, con problemi, amici e parenti nei quali anche noi potremmo tranquillamente riconoscerci. Si trovano, si innamorano ma, come spesso accade, il passato torna a metterci lo zampino mettendo alla prova i loro sentimenti. Il tuo racconto “Dolci sorprese” è stato inserito nell’antologia digitale “Voci a Matera” (Emma Books). In quale genere letterario ti senti più a tuo agio tra racconti e romanzi?

Decisamente romanzi. C’è più spazio di approfondimento, più possibilità di dare spessore ai personaggi, che nei miei romanzi sono sempre più dei due protagonisti, e spazio per tratteggiare i paesaggi che è una dei punti forti dei miei libri. Così mi dicono almeno. Però i racconti sono una sfida interessante, e mi auguro che l’esperienza e il lavoro duro mi aiutino a imparare a scriverli. Non credo potrei emulare la Munro, ma penso che bisogna sempre porsi obiettivi importanti!
E, nel 2014, pubblichi il romanzo breve “Celeste era il mare” edito da Rizzoli. Cosa troveranno i lettori al suo interno?
Il romanzo breve è una via di mezzo tra i due di cui si parlava in precedenza e, come ho avuto modo di scoprire, anche questo non così semplice. Tanto da scrivere, perché i limiti di battute sono davvero come un plotone di esecuzione, quanto da leggere. Ho scoperto che, forse per mancanza di abitudine, il lettore di romanzi non si trova ancora completamente a proprio agio con questo formato, un po’ perché finisce troppo presto, magari quando ci si era appassionati alla storia, un po’ perché, per forza di cose, non c’è sufficiente spazio per approfondire tutte le sfaccettature della storia. Ma ci sono autrici molto valide, come dimostra la collana Youfeel, che hanno dimostrato di sapersela cavare egregiamente e hanno conquistato molti lettori. Mi auguro che anche “Celeste era il Mare” possa conquistare un po’ di cuori!

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