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Divertirsi senza drogarsi? Si può.

Non guardo la televisione da tempo, e quando ancora lo facevo il telegiornale non era di certo il mio programma preferito. Navigando quotidianamente su internet è inevitabile imbattersi in fatti di cronaca quotidiana e il bello della rete è che uno trova di tutto e il contrario di tutto, tanto che può ragionevolmente pensare di riuscire a farsi una propria idea con molti elementi a disposizione. Ci tengo a precisare che non troverete mai un articolo sul mio blog riguardo all’economia e alla finanza: per quanto io mi sia impegnata a capirci qualcosa, visti anche i recenti fatti riguardanti la Grecia, proprio non ce l’ho fatta. Anche all’Università economia è stata la materia che più mi ha fatto penare e tuttora non siamo in buoni rapporti.

images (1)Ma veniamo all’oggetto del titolo. In seguito al triste decesso del ragazzo impasticcato al Cocoricò, e alla conseguente chiusura della discoteca, si sono scatenati gli opinionisti. Ma l’articolo che ha fatto scattare il desiderio di dire la mia è stato il seguente: Ma voi una pasticca l’avete mai presa? Di per sé la domanda può sembrare ragionevole, ma il contenuto dell’articolo mi ha fatto salire la mosca al naso. NO: io non ho mai preso pasticche. Né cocaina, eroina, spinelli e quant’altro, di cui non conosco nemmeno l’esistenza. E SI: mi sono divertita un sacco lo stesso. Sono andata in discoteca, ho ballato per ore, ho anche bevuto, guarda un po’. Ma questa storia dell’essere sballati per divertirsi proprio non la mando giù.

Il genio dell’articolo, tal Manuel Peruzzi, sostiene, sue testuali parole: “Una delle cose che difficilmente siamo disposti ad ammettere è che da sobri le discoteche sarebbero vuote. A nessuno piace veramente quella musica, rimanere schiacciati nella ressa, sudare, stare in fila mezz’ora per un drink annacquato (e che comunque costa più che un grammo), urlarsi nelle orecchie per sovrastare i 120 decibel. Potremmo dire che l’ecstasy serve proprio a godere di quella condizione..”

Ma davvero? Intanto spiegatemi perché dovrei andare in un locale che fa musica che non mi piace. Purtroppo i miei sedici anni sono passati da un pezzo, anche i diciotto (visto che prima non andavo in discoteca), ma credo che oggi, come allora, la scelta musicale ci sia. Siccome l’autore cita come regina europea dell’intrattenimento la città di Berlino, mi sono ricordata di quando ci vivevo, e quando mi hanno portata in una discoteca dove suonavano musica techno. Mai ascoltata prima né dopo il mio soggiorno in terra di Germania, ma quella sera mi sono divertita moltissimo, ho ballato come una indemoniata e devo dire che quel tipo di musica sparata a quel volume ti sballa anche da sobrio. E ancora una volta non ho avuto bisogno di droghe.

Non sono una santarellina o una puritana, questi aggettivi mal si accostano alla mia persona. Ma questa cosa che la droga “piace. Drogarsi, quando non uccide e lascia cadere in tunnel dove si spengono spine o sconnettono menti, e tutti i migliori claim da pubblicità progresso, fa stare benissimo.” io non la capisco. Forse proprio perché non mi sono mai drogata, direte voi. Quasi certamente è così. Forse mi sono accontentata del mio stare bene al naturale, senza sapere di rinunciare a vette di piacere inimmaginabile? Non lo so, e detto tra noi, non mi importa.

downloadSono d’accordo su una cosa: chiudere il locale non è la soluzione al problema. Ma su questo noi italiani siamo davvero dei fuoriclasse: chiudere la stalla quando i buoi sono scappati ci è sempre venuto benissimo. Chi ha preso questo provvedimento l’ha fatto sull’onda di una forte pressione mediatica, ma sono certa che con questo atto tanti si siano lavati la coscienza e basta. Il problema è da risolvere a monte, ma temo che siamo lontani dal volerlo fare davvero. Non ho idea di quanti siano gli interessi in gioco, ma presumo siano tanti e molto influenti.

E ancora:”Qui non si cerca di fare “l’apologia dello sballo”, ma criticare l’atteggiamento punitivo e repressivo dello Stato nei confronti del cittadino cliente cosciente del pericolo che corre e che sceglie di correrlo con le dovute accortezze.” Io e il caro Manuel viviamo proprio in due mondi diversi, mi sa. Cliente cosciente del pericolo? Un ragazzo di sedici anni che si droga, magari per la prima volta, è davvero cosciente del pericolo? Non è più probabile che lo faccia “perché lo fanno tutti” e tra le sue conoscenze ancora nessuno ci ha lasciato le penne?

Un’ultima precisazione: caratterialmente io non sono per la repressione e il proibizionismo. Più le leggi e i divieti sono rigidi più, d’istinto, mi viene voglia di trasgredire. Però, permettetemi lo slang, senza un po’ di rigidità noi non stiamo capiti. Penso alle regole sulla strada: finché non abbiamo seminato autovelox ovunque, multe salatissime, patente a punti ed etilometri, ognuno continuava a fare quello che gli pareva. Un adulto consapevole ha tutti i diritti di fare del proprio corpo e della propria vita quello che crede. Ma se questo deve mettere in pericolo quelle degli altri, è giusto che ci siano dei limiti